martedì, 28 agosto 2007
00:20

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giovedì, 19 luglio 2007
06:39

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Gnacche!

Io t'amo o pia cicala e un trillargento
ci spàffera nel cuor la tua canzona.
Canta cicala frìnfera nel vento:
E gnacche alla formica ammucchiarona!
 
Che vuole la formica con quell'umbe
da mòghera burbiosa?E'vero,arzìa
per tutto il giorno,e tràmiga e cucumbe
col capo chino in mogna micrargìa.
Verra' l'inverno si,verra'il mordese
verranno tante gosce aggramerine,
ma intanto il sole schìcchera gigliese
e sgnèllida tra cròndale velvine.
Canta cicala,càntera il manfrore,
il mezzogiorno zàmpiga e leona. (x2)

Cnta cicala in zìlleri d'amore:
E gnacche alla formica ammucchiarona!

''Gnosi delle fanfole'' di Fosco Maraini, E gnacche alla formica
lunedì, 04 giugno 2007
01:55

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Caru cumpari

Caro cumpari stasira ti 'mbitu
menti la carni ca eu mentu lu spitu
porta lu pani ca u meu è mucatu
porta lu vinu c'o meu è citu
caru cumpari stasira ti 'mbitu
martedì, 22 maggio 2007
09:35

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Sognando di svegliarsi

Sognando di svegliarti, solo così potresti fugacemente sperimentare la sensazione di vivere veramente questa vita.
mercoledì, 16 maggio 2007
07:29

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Seduto in quel café

Il café era silenzioso, tutti ad asoltare estasiati il sottofondo musicale, dolce e melodico, che dipingeva nell'aria figure multicolore. "Le trottoir" era il sottofondo per quella sera. Una grande musica pensò il nostro protagonista. Degna proprio di quell'occasione.
Aver detto no al barman che gli avrebbe dato il solito non era stato cortese. Ci era rimasto male quasi. Come se avesse dovuto capire dal suo viso che oggi era giorno di cambiare. Come se fosse stato un suo dovere. Gli aveva perfino chiesto scusa, il barman.
Ed ecco quindi che al posto del solito cognac girava tra le mani quel Martini, rosso, rosso fuoco, come quella musica che soavemente colorava l'aria fredda e grigia del lungo Senna invernale.
La stava aspettando. Sapeva che sarebbe arrivata in ritardo. Ma sapeva che non sarebbe stato tanto ad attendere il suo arrivo.
Lei si faceva sempre aspettare, ma non tanto da spezzare l'incantesimo dell'attesa.
Un vecchio là vicino si era addormentato sul tavolo. Doveva essere stata la musica, così rilassante e calda, non faceva altro che coccolare gli avventori del café e massagiarli dolcemente fino a distendere tutte le loro tensioni e i loro pensieri.
Era il suo locale preferito quello. Una vista bellissima della città. Un posto tranquillo, dove rilassarsi e pensare a non pensare a niente. Svuotare completamente la propria mente nell'attesa della Sua venuta.
Il suo bicchiere ancora pieno. Sentiva che stava per arrivare.
E mentre tutto intorno si fermava, tutto eccetto la musica, che invece sembrava amplificare i sensi, vide il viso di lei che gli sorrideva. Chiaro e fresco come un giorno primaverile, il suo sorriso. Tra i tanti della folla il più vitale. E come destato da un torpore lungo ore un abbraccio, come mai prima di allora, fianco a fianco, lungo la Senna, ormai di un altro colore.